Oro

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Piccolo borgo fortificato posto a 305 metri s.l.m., a breve distanza da Castiglion Fosco, a cui è stato sempre unito e sotto la cui ombra ha sempre vissuto. Sconosciuta la sua origine ma riferibile molto probabilmente al secolo XII, a quel periodo cioè in cui nel contado perugino sorsero molti villaggi, la maggior parte dei quali rimasero aperti (ville), mentre alcuni si circondarono di mura e torri, divenendo castra, cioè castelli.

Il primitivo nome della località sembra sia stato Loro, poichè sotto tale voce appare nel "Liber impositionis biadi" del 1260; Loro (villa Auri). Nelle elencazioni successive non compare, per cui non solo è sconosciuta la sua consistenza demografica ma il termine castrum Auri, castello di Oro, che la tradizione le attribuisce, non è confermato da nessuna fonte storica. E se tuttora permangono importanti ruderi, come una porta discretamente conservata, un tratto di cinta muraria e una torre d'angolo, catastalmente non esiste alcun accenno in base al quale si possa stabilire con sufficiente sicurezza che Oro sia stato un castello, centro di un territorio. Al massimo si può considerare la località un insediamento più o meno compatto e accentrato, ma senza avere le caratteristiche del castrum.

La località pertanto non ha memorie storiche proprie, per cui i rari avvenimenti che hanno contrassegnato la sua esistenza si disperdono o si confondono con quelli del castello viciniore più importante, cioè Castiglion Fosco, nel cui distretto era compresa. La circoscrizione territoriale di tale castello era infatti molto ampia e si spingeva fino al torrente detto Cestola, comprendendo anche le parrocchie di Collebaldo, Oro e Colle San Paolo. Le poche notizie di cui siamo venuti in possesso riguardano pertanto la storia ecclesiastica.

La chiesa parrocchiale, sotto il titolo di Santa Felicissima e situata fuori le mura, è molto antica perchè si trova descritta fin dal 1350 nel catalogo delle chiese territoriali di Perugia, conservato nell'archivio di San Pietro. Nel catasto del 1361 è allibrata per 14 libre, mentre nell'estimo del 1444 è iscritta per 29 libre. Era sede di una compagnia o congregazione di laici detta del nome di Gesù, la cui fondazione, con le debite licenze, risaliva al 1619. Mancano altre notizie in proposito. L'edificio, ben conservato, ha subito nel corso dei secoli vari rifacimenti, l'ultimo dei quali, nel 1988, l'ha reso com'è attualmente. La facciata principale presenta una finestra circolare sopra la porta d'ingresso, a sinistra della quale una lapide ricorda i caduti della prima guerra mondiale. La decorazione interna è opera del pittore locale Cesare Oraziani.

Entrando nell'unica navata si trova a destra il fonte battesimale e un dipinto raffigurante S.Pio X; a sinistra una tela ad olio, di data incerta ma in buono stato di conservazioni rappresenta la Vergine col Bambino. Segue, sulla destra, l'altare dell'Addolorata;, la statua un piccolo dipinto mostra Gesù coronato di spine (particolare della L'altare maggiore è dedicato a Santa Felicissima, la cui statua però si trova sopra l'altare di sinistra. Il pavimento è di mattoni e in prossimità del presbiterio, a destra, una pietra a raso indica la presenza di una tomba comune sotterranea, destinata, fino alla proibizione di tumulare nelle chiese (1810), ad accogliere e custodire le spoglie mortali dei fedeli. Nella sacrestia si può ammirare una scrivania e un mobile di noce, oltre a un paratorio della fine del XVIII - inizio del XIX secolo.

Dalle relazioni di alcune visite pastorali risulta che per un certo periodo di tempo e per comodità della popolazione le funzioni parrocchiali furono esercitate nella chiesa di Sant' Antonio, situata dentro le mura. Di detta chiesa, che le antiche cronache riferiscono di proprietà della famiglia Cherubini, non rimane traccia. Anche la chiesa di Santa Lucia, all'interno delle mura, appartenente alla Confraternita dei Disciplinati è semidistrutta e sconsacrata da circa 12 anni. L'altare di tale chiesa era sormontato da una grande tela ad olio del XVIII secolo riproducente Santa Lucia e un'altra santa non identificata, in buono stato di conservazione. Nel 1819, secondo la relazione della visita pastorale fatta dal vescovo Cittadini, la parrocchia di Oro contava 272 anime, così ripartite: 80 di non comunione e 192 di comunione.

Tratto da: "Memorie di una terra: Piegaro e i suoi castelli"
di Senofonte Pistelli e Gianluca Pistelli
Città della Pieve, Luglio 1992

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