Sono le prime ore del mattino di giovedì 14 settembre, il gruppo, ancora leggermente, ma che dico, molto insonnolito, si riunisce.
L'autobus è pronto per la partenza e, quasi in orario, si parte per Fiumicino, da dove si decolla per Praga. Il viaggio è breve. Il cielo, prima nuvoloso, si apre per farci ammirare le Alpi e poi l'Austria, ricca di boschi ed infine la Repubblica Ceca. Siamo già a Praga.
Qualche piccolo inconveniente e siamo subito in un ristorantino, lungo la Moldava, proprio sotto Ponte Carlo ad ammirare il bellissimo scorcio, favoriti anche da una splendida giornata di sole. Finito di mangiare, nemmeno tanto male smentendo le più nere previsioni, ci accingiamo a fare un giro per visitare la città vecchia.
Praga si presenta ai nostri occhi affascinante, con i sui antichi monumenti, con i luoghi che ricordano avvenimenti recenti passati. Le vie che ci conducono alla piazza della città vecchia sono affollatissime, nessuno vuole perdersi lo spettacolo dell'orologio astronomico che batte le ore: la processione dei dodici apostoli, la Morte che sinistramente suona una campana e capovolge la clessidra, alla fine il canto del gallo e il battito delle ore, quasi a ricordare di star desti e vivere bene il tempo che ci viene concesso.
Da qui la passeggiata prosegue, vie ricche di negozi, bancarelle pronte ad offrire al turista prodotti di ogni genere, ed infine il lungo viale della Piazza Venceslao infondo al quale si trova l'imponente edificio del museo Nazionale.
La piazza è stata testimone di numerosi eventi della storia del paese, un piccolo monumento ricorda il sacrificio di Jan Palach del 1969. Nella stessa piazza si svolse, nel 1989 la marcia di protesta contro la brutalità della polizia, che sfociò poi nella Rivoluzione di velluto e nel rovesciamento del regime comunista.
Una corsa in metropolitana e siamo in albergo.
Il mattino seguente tutti, o almeno quelli che non hanno girovagato durante la notte per Praga e non sono ancora riusciti ad alzarsi, ci dirigiamo verso il Castello. La vista della città da questo punto è magnifica, dall'alto i tetti rossi di Praga spiccano tra le cupole e i campanili. Passati i cancelli, ci soffermiamo sul secondo cortile per la foto di rito, poi entriamo nella gotica cattedrale di San Vito e ne ammiriamo la bellezza e la maestosità.
Ci dirigiamo infine verso il Vicolo d'oro, così chiamato per via degli orafi che vi vivevano nel XVII secolo. Piccole casette multicolori si allineano lungo la stretta stradina, piccole finestre, piccole porte dalle quali si accede ad altrettanto piccoli negozi che vendono cristalli ed altri oggetti dell'artigianato locale, un luogo quasi da fiaba!
E poi via, si discende verso il fiume, verso il Ponte Carlo, pieno di sole, di gente, di suoni e di colori, l'atmosfera che si vive in questo luogo è veramente unica.
La visita a Praga si conclude così, siamo già nell'autobus che ci condurrà a Dvur Kralovè. Il viaggio è abbastanza lungo e quando arriviamo è notte. Veniamo accolti dai nostri amici Cechi presso la mensa di una scuola dove ceniamo insieme ai nostri gemelli francesi e scambiamo con loro calorosi saluti. Poi tutti a dormire.
Siamo già a sabato mattina, la piazza di Dvur si è trasformata in un bivacco di soldati. Si rievoca la guerra austro-prussiana del 1866. Un modo intelligente di riappropriarsi della propria storia. Tra le divise multicolori dei soldati, mi appaiono ad un tratto anche le rosse camicie garibaldine. C'erano anche gli italiani a combattere quella guerra. Si erano alleati con la Prussia, con la speranza di conquistare il Veneto, il Trentino e l'Istria ed annetterli al neonato regno d'Italia per renderlo finalmente completo.
Gli Austriaci vennero decisamente battuti dai prussiani, non altrettanto successe per quanto riguardava il fronte italiano. L'onore nazionale fu salvato allora solo dall'eroismo e dalle virtù guerriere di Giuseppe Garibaldi che, alla testa dei suoi volontari male armati, riuscì a tener testa agli Austriaci e a batterli decisamente a Bezzecca sulla via di Trento. Anche allora la firma della pace frenò lo slancio dei garibaldini. Garibaldi scrisse in questa occasione il famoso "Obbedisco? in risposta all'ordine di non procedere oltre e cessare le ostilità.
L'Italia dovette accontentarsi del solo Veneto rimanendo ancora , per così dire monca. Mi sembra opportuno ricordare che prese parte a questa guerra, come volontario garibaldino, il nostro concittadino Giuseppe Bartocci.
La mattinata prosegue con una cerimonia alla quale prendiamo parte insieme alle autorità e con l'incontro dei gruppi di gemellaggio per programmare e discutere i problemi inerenti le nostre attività di scambio.
Nel pomeriggio, tutti allo stadio, finalmente si disputeranno le partite del torneo triangolare: Dvur Kralovè, Verneuil en Halatte, Piegaro. Dagli spalti noi italiani ci facciamo coraggio con un "Po, po, po po po popo? tanto per ricordare a tutti che siamo i campioni del mondo. I francesi riusciamo a batterli ma i cechi sono forti e ci dobbiamo accontentare del secondo, onorevole posto.
La serata ufficiale si conclude alla sala della Casa della Cultura con una grande festa, scambio di doni, musica, canti , balli e foto. Il buffet che ci viene offerto è davvero ottimo! Le bevande poi...
La nottata è movimentata... La domenica mattina pochi e insonnoliti partecipiamo alla Santa Messa durante la quale il nostro presidente, Argentino Pagliacci canta l'Ave Maria. Subito dopo si parte per una cittadina vicina, Nove Mesto, dove possiamo ammirare un bellissimo castello.
Nel pomeriggio siamo tutti pronti a cimentarci nelle gare di abilità che i nostri amici cechi hanno preparato per noi. Muniti di tesserini, cerchiamo di accumulare il maggior numero di punti tentando di centrare il cesto con il pallone, scagliando freccette, cercando di far passare con la mazza una maledetta pallina da cricket attraverso semplici ostacoli, lanciando cerchielli e, udite, udite, lanciando uno stivale, sì, proprio uno stivale ribelle che o s'impenna o si affloscia miseramente.
Tutto questo mentre poco lontano abili cuochi cechi stanno cuocendo a fuoco vivo fin dal mattino un intero maiale, nemmeno tanto piccolo che poi costituisce la nostra saporitissima cena.
Non posso nascondere che ci siamo divertiti, di più, siamo stati orgogliosi quando, al momento della premiazione dei giochi che avevamo effettuato è risultato vincitore assoluto il nostro Renato Baccianella!
È arrivato poi il momento dei saluti, degli arrivederci, dei ringraziamenti. Anche questa volta lo spirito del gemellaggio ha funzionato, ci ha permesso di approfondire la reciproca conoscenza e creare nuovi o più forti legami tra la gente dei nostri tre paesi.
Lunedì 18 settembre si parte presto, lungo la strada che ci riconduce verso Praga ci fermiamo a visitare un parco ed una cittadina termale. All'aeroporto facciamo gli ultimi acquisti ed è già ora dell'imbarco. Il viaggio è ottimo e siamo a Roma in perfetto orario. Il pensiero corre ora alle attività e agli impegni dei prossimi giorni ma nel cuore abbiamo ancora il ricordo del calore con il quale i nostri amici cechi ci hanno accolto!